Viaggio nelle alterazioni della memoria: un ricevimento, balletto tra vivi e morti, carosello di ironia, poesia e disperazione. Con il desiderio di difendere ricordi e senso della memoria, grazie alla assoluta vitalità della nostalghia che, potente, lega passato presente e futuro.
Fuori piove. O forse diluvia. Di più: forse un uragano.
Nelle mani di un pazzo è un’opera sulla solitudine e sulle tante dimensioni del reale.
Due figurine monche e mutilate come vecchi bambolotti, strette in uno stanzino vuoto da alberghetto ad ore, consumano una “prestazione straordinaria”: vivificare un ricordo, rimestando nel magma confuso di una memoria che scivola, si perde, balbetta…
In Fool Lear ogni aspetto di questo classico viene esasperato: l’illusione d’onnipotenza del protagonista viene incarnata dall’alterità di un attore di origine albanese; il mondo d’invidia e rivalità intorno a Lear viene compresso in presenze esclusivamente femminili; la crisi simmetrica di distruzione e contaminazione viene affidata al contrappunto di parola e musica.
Il lavoro di improvvisazione tra due attori e due pazienti psichiatrici guidati dal “gioco del sintomo”
Un percorso di scrittura scenica ispirato a ciò che dell’opera di Pasolini risuona nella nostra vita di tutti i giorni. Una congrega di attori – mistici? zingari? invasati? – sospesi nel brusio che separa la nascita e la morte.