Quest’anno, anche attraverso le ospitalità delle compagnie amiche e degli artisti complici della nostra progettualità immaginativa, proponiamo agli spettatori del nostro teatro di partecipare ad un cantiere, una fabbrica, un laboratorio di idee e di emozioni che abbiamo chiamato CANTIERE DELLE PASSIONI.
Solo le passioni giustificano lo “spreco” e “l’inutilità” del teatro, la sua precarietà occupazionale, la sua sudditanza e ritrosia nei confronti di qualsiasi forma di potere.
Solo la passione spiega la voglia di uscire di casa la sera, incontrare una storia, una visione, una figura, una forma che mette in discussione, pone domande senza pretendere risposte.
Solo la passione motiva migliaia di giovani artisti che, fuori dai meccanismi della società dello spettacolo, fuori dalla mercificazione televisiva, oltre i grandi fratelli mediatici, si pongono in scena, magari poco pagati, chiedendo a se stessi di reagire all’indifferenza, alla sfiducia, alla disoccupazione cosmica che attanaglia la psiche, il lavoro, il modello di sviluppo, la cultura.
Nel nostro cantiere indagheremo sulla passione che suscita ogni opera scenica, ogni artista che crea ed anche ogni spettatore che partecipa all’evento, ogni amministratore che si ingegna a finanziare il suo teatro, l’ultimo luogo pubblico di sacralità laica delle città civili.
Chiederemo, attraverso un gioco rivolto agli artisti e agli spettatori, di svelare, almeno in parte, i segreti delle necessità creative, perfino le inconsapevolezze che attraversano le culture e gli immaginari di un’epoca che, finalmente, pretende di uscire dal post moderno, dal trash, dall’estetica del nulla demenziale che si è appiccicata addosso a tutti noi.
Ci pare che oggi, mentre il vecchio mondo esplode, ci sia un germoglio strano che si aggroviglia alle radici del giudizio: è la sovversione dei poeti imprigionati, la lettera degli studenti di una scuola di Pontedera, le scoperte del Cern, il latrato politico dei folli, l'impossibile che ribolle nell'immanenza materiale.
Forse, dopo il più moderno dei moderni che uccise Pasolini, sta prenascendo un'altra storia, che congiunge dissonanze generazionali, materializza l'invisibile che a certi occhi appare.
Vorremmo che ogni opera del programma de LA CITTA’ DEL TEATRO e dell’immaginario contemporaneo, proposta a Cascina o al Teatro Rossini di Pontasserchio, svelasse possibilità nuove, aprisse scenari di energia, specie per quel pubblico giovanile che, anche al di là dell’età anagrafica, ci segue con amore crescente e da noi pretende la creazione di un futuro migliore, a partire da un presente più bello, più sensibile, più capace di trasmettere gioia e utopia.
Alessandro Garzella.
L'intervento dell'Assessore Fabiano Martinelli | L'intervento dell'Assessore Fernando Mellea |