uno spettacolo di Pippo Delbono
con Dolly Albertin, Gianluca Ballaré, Bobò, Pippo Delbono, Lucia Della Ferrera, Ilaria Distante, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Marigia Maggipinto, Julia Morawietz, Gianni Parenti, Pepe Robledo, Grazia Spinella
con la partecipazione di Christophe Clad
si ringrazia Marie-Agnès Gillot per il contributo artistico alla creazione
scene Claude Santerre
costumi Antonella Cannarozzi
musiche originali Alexander Balanescu
luci Robert John Resteghini
produzione: Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro di Roma, Théâtre du Rond Point – Parigi, Théâtre de la Place – Liegi, Thèatre National de Bretagne - Rennes
PREMIO UBU 2011 SPETTACOLO DELL’ANNO
(…) In questo spazio grigio dove sto creando il mio nuovo spettacolo vedo un luogo fisico di detenzioni, di prigionia, di isolamento, e anche un luogo mentale, di chiusura della mente, incapace di trovare una libertà, una lucidità. Incarcerati sempre di più in una schizofrenia tra un corpo e un’anima, tra un’idea di capi, di sovrani, di Dio che sovrasta, e un’idea di uomo che deve sottomettersi sempre di più. Una schizofrenia tra una finta gioia di apparenza e un dolore vero del mondo sotterraneo, tra una responsabilità inevitabile degli eventi di cui ci sentiamo vittime e un’idea religiosa fanatica di colpa castrante, una schizofrenia costante tra la paura degli altri e il bisogno inevitabile dell’accoglienza verso gli altri, una schizofrenia tra il bisogno di verità e la menzogna costante. Vedo pensieri malati fuori e dentro la mia testa, e la testa di noi, tutti, pensieri chiusi, pensieri bui, asfissiati. Ma a volte vedo anche in questo luogo grigio, opprimente, claustrofobico, chiuso, squarci incredibili di luce.
Dopo la battaglia nasce forse da un bisogno di scappare, di ritornare, di urlare, di piangere, di ridere, di giocare ancora, di perdersi ancora, di ritrovare ancora un centro, di ritrovare ancora la rivolta, di ritrovare una fede, una lucidità, di ritornare a parlare dell’amore, a parlare con il corpo, a parlare con i suoni, a parlare con la danza.
Pippo Delbono, Dopo la battaglia scritti poetico-politici, Barbès Editore 2011
Suona forse come limite tra utopia e provocazione, o come una soglia da immaginare e trapassare, il titolo della nuova creazione di Pippo Delbono Dopo la battaglia. Suona come stridente e tuttavia musicale soprattutto in tempi come quelli turbolenti che stiamo vivendo segnati da grandi stravolgimenti. Eppure nasce proprio da questa presa di coscienza, urgente e necessaria, il rigenerarsi continuo di Pippo Delbono, artista sensibile e capace di straordinaria visionarietà, il bisogno di cercare una traccia nel segno della ricerca di un nuovo linguaggio.
Pippo Delbono viaggia nel teatro come nella musica, nelle arti visive, e particolarmente in questo spettacolo, nel cinema. Un viaggio artistico nel segno forte di accoglienza e ascolto dell’altro, atto ora più che mai necessario e imprescindibile, atto vissuto, in una scelta che da anni porta avanti con la sua consolidata compagnia formata da artisti dalle estrazioni più diverse. Sempre curioso di nuovi incontri che non lo fanno mai stare in zone sicure e conosciute ma lo rendono esploratore di nuovi linguaggi per cercare di raccontare questo tempo complesso, Delbono in questo spettacolo incontra Alexander Balanescu violinista di origine rumena, con il quale ha creato un concerto parallelo a Dopo la Battaglia dal titolo Amore e carne.
Uno spettacolo cantato e danzato sull’eco delle parole di poeti come Eliot, Whitman, Rimbaud, riletti da Delbono per parlare di rivolta e di amore.